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lunedì 3 settembre 2012

SPECIALE "PESCA PESCE SPADA" Il pesce spada, il nobile dei pesci - Il suo nome scientifico è “Xiphies gladius” dal greco xiphies=spada e dal termine latino "gladius" - Si racconta che i pescatori siciliani, per catturare il pesce spada, "gli sussurravano una filastrocca grecale - Durante la dominazione araba furono affinate le tecniche di cattura - Il pesce spada velocista e di carattere molto combattente in senso assoluto; molte le affermazioni che lo confermano. Al mercato troneggia elegante sul banco di marmo del pescivendolo:il pesce spada, il nobile dei pesci.Quarti di esso, tagliati a trance, giacciono tra le teste esposte come trofei, incoronate da un’arma ormai inutile. Nello stretto lo chiamano il pesce cavaliere, per il rango nobiliare che gli conferisce la luminosa spada e, ancora di più, per il coraggio e la fierezza nella lotta e la fedeltà alla sposa, prima di cadere, nobile combattente, vinto dal ferro dell’uomo. Il nostro pesce spada appartiene alla famiglia degli “Xifidi”. Il suo nome scientifico è “Xiphies gladius”, dal greco xiphies=spada e dal termine latino “gladius”, aggiunto da Linneo per indicare la specie. E’ pescato nei nostri mari caldi in cui è parecchio diffuso. Velocista e di carattere molto combattente in senso assoluto; molte le affermazioni che lo confermano. Nel periodo della riproduzione, in primavera-estate, si avvicina alle coste. Può raggiungere la lunghezza di quattro-cinque metri e superare i 300 Kg. di peso. Ha una proprietà morfologica peculiare rappresentata dall’eccessivo sviluppo della mascella superiore, che si prolunga in una spada “rostro”, tagliente ed acuminata, ilcorpo affusolato e cilindrico e di colore grigio blu scuro sul dorso, mentre la parte ventrale è biancastra. Spesso, nelle reti, si catturano i piccoli, che in dialetto si chiamano “puddicineddi”, equivalente di pulcinella, per il semplice ma grottesco fatto di assomigliare in tutto e per tutto al pesce adulto. Diversamente dal tonno, il pesce spada non ha avuto la stessa diffusione commerciale: niente scatole né barattoli; solo in tempi recenti i mercati si sono arricchiti di alcuni prodotti privilegiati, come i tranci di pesce spada affumicati o congelati o le uova preparate in “bottarga” (dall’arabo batarikh) che si presentano, pressate e salate, in “sasizzuni” o “carrubbeddi”, data la somiglianza con le salsicce o con le carrube. La pesca del pesce spada era una volta privilegio esclusivo della città dello stretto e fu lungamente praticata da popoli come fenici, romani e greci.Utilizzando antichi metodi, riti e tradizioni, al pari della mattanza, i pescatori cantano le loro cantilene in greco; cantano per superstizione, credendo che il pesce potrebbe sfuggire alla cattura qualora i versi fossero cantati in altra lingua. Si racconta che i pescatori siciliani, per catturare il pesce spada, “gli sussurravano una filastrocca grecale, e in questo modo il pesce rimaneva fermo ed incantato, divenendo facile preda da catturare”. Durante la dominazione araba furono affinate le tecniche di cattura, adottate per molto tempo, sino ai giorni nostri: si svolgeva con un rituale assai complicato, basato sulla prontezza dei pescatori che utilizzavano un metodo semplice e arcaico: l’arpione, una piccola fiocina a due punte, detta “draffinera“, legata ad una lunghissima sagola, lanciata da una passerella montata a prua di un’agile barchetta da inseguimento denominata “luntri“, dalla forma esile e veloce, dava al pesce infilzato la possibilità di nuotare fino a quando, stremato, si lasciava tirare a bordo. Il palamito al pesce spada è sicuramente la tecnica che più affascina i pescatori sportivi che sporadicamente praticano questa pesca. Il periodo migliore è rappresentato dal mese di Luglio, o meglio dalla prima Luna a ponente tra la fine di luglio ed i primi giorni di agosto. A seconda delle zona di pesca, inoltre, c'è parecchia differenza sui materiali usati e su come viene armato. Ma il pesce che si intende insidiare che caratteristiche ha? Innanzitutto bisogna dire che non è un pesce gregario e quindi, generalmente, nuota sempre in solitario. Poi nei nostri mari è presente in buona quantità soprattutto nelle zone del sud, ove il mare è comunque più profondo. In Sicilia, infatti, sono presenti i maggiori stock di pesce. Ottime catture anche in Calabria. Questo pesce ama nuotare in superficie, e soprattutto all'imbrunire ed all'alba le ore migliori per la caccia. Raramente capita di catturare un pesce a mezz'acqua o a fondo. un fantastico pesce spada Come si prepara il palamito o "conzo" E' un palamito che per avere buoni risultati deve abbracciare molto mare e quindi il consiglio è quello di armarlo molto "chiaro" ovvero con i braccioli abbastanza distanti uno dall'altro. La distanza che consiglio sono 15 braccia, ovvero circa 27 metri tra un bracciolo ed un altro. Il nylon sarà del 140 o 160 ma rigorosamente nylon. Ho letto che taluni consigliano anche la trecciolina, ma vi assicuro che il potere catturante diminuisce almeno del 50%. I braccioli saranno composti da nylon del 100 di diametro e lunghi circa 5 braccia (9 metri). Per chi è neofita consiglio di non andare oltre le 3 braccia (5 metri circa). Il problema del bracciolo è che se per caso allama un pesce che supera i 30/40 chili o anche un tonno, il bracciolo lungo ci dà maggiori chances di non perdere il pesce. uno spada in caccia Una attenzione particolare al Filo. Esistono molte aziende che producono nylon per palamiti, ma consiglio di non badare al risparmio delle 2 o 3 mila lire a matassa a sfavore di un filo che magari ha molta memoria ed è rigido come "una molla". Altro fattore importante è l'amo. I siciliani usano ami ad anello del 7/0 o 8/0, che sono sicuramente molto più affidabili di quelli a paletta di pari numero. Qui naturalmente gioca il fattore economico. Un palamito con ami ad anello incide almeno il 40% in più di quelli a paletta. La cesta del palamito Come si diceva prima il palamito ai pesce spada pesca quasi a galla, ovvero in fase di calata provvederemo a collegare al trave, ogni 7/9 ami, una sagola composta da 2 metri di cordino e 50 cm. di nylon. All'apice del cordino inseriremo un piccolo galleggiante, ad esempio una bottiglia. Questa servirà a mantenere il palamito a galla e a segnalarci anche la presenza del pesce. Quando, infatti, il palamito cattura un pesce, il segnale (in questo caso la bottiglia), tende a disporsi verso il basso con il pesce che vistosamente strattona verso il fondo. Il cordino andrà collegato con un nodo sicuro, ad esempio uno scorsoio, al collo della bottiglia. la vasca, maggiormente usata dai "dilettanti" Sul trave, invece, andrà fissato con un nodo semplice, del tipo a fiocchetto, in modo da poterlo facilmente sciogliere. Si usa il cordino in quanto la tenuta a questo nodo semplice è forte, al contrario del nylon che tenderebbe a sciogliersi. Ogni 100 ami è consigliabile inserire un segnale non molto voluminoso ma con collegata una bandiera con una boetta luminosa intermittente. Questo accessorio ci faciliterà il compito di seguire nella notte il cammino dello "spataro". Questo palamito, infatti, pesca in deriva e si sposta quindi con la corrente. Naturalmente la maggiore visibilità del palamito sarà anche un fattore negativo in quanto metterà in condizione qualche ladruncolo di identificare un palamito e quindi di passarlo, togliendoci la soddisfazione di qualche bella cattura. Tornando alla misura dei braccioli bisogna naturalmente valutare quali prede sono presenti nel tratto di mare che pratichiamo. Molto al largo dovremo variare la distanza tra i braccioli, anche a 25 passi (ovvero circa 40 metri) e quella dei braccioli (circa 6 braccia (ovvero circa 10 metri) mentre la misura del bracciolo arriverà anche al 120 o 140 a seconda se nella zona sono presenti Tonni giganti e pesci spada oltre i 70 chili. Per la pesca, invece, allo spadino, il bracciolo potrà essere anche dello 0,90 e di circa 3 metri. Naturalmente ricordiamo bene che la misura minima catturabile è di cm.140 ovvero circa 23/25 chilogrammi. alcuni spada catturati dall'autore Come dicevo prima il palamito dovrebbe pescare in deriva ma a volte pesca anche ancorato. Si sistemerà, infatti, solo da un lato del palamito una cima con un ancorotto e da lì si inizia a filare il palamito, calando al traverso della corrente. La corrente stessa provvederà a far ruotare il palamito facendogli percorrere un tratto di mare intorno alla bandiera. Condizioni essenziali sono l'acqua limpida e pulita. In alcune occasioni, infatti, soprattutto in estate in presenza di acqua molto calda e con una forte presenza di meduse, le pescate sono state praticamente nulle. Il pesce spada odia le meduse e il bruciore che possono causare ai loro occhi. I momenti migliori sono quindi con la luna crescente (meglio se a ponente) o con la luna piena. L'esca regina è lo sgombro, di misura contenuta, diciamo circa 15 cm. Anche l' alaccia è ottima, soprattutto se grande e fresca. La sardina di meno in quanto è oggetto di attenzione dalle mangianze. Beh, ora non ci resta che organizzare tutto il materiale ed iniziare a costruire il nostro primo palamito con la speranza che ci possa regalare qualche splendida cattura. Massimo Rotondaro Un cenno sul pesce spada: La sua Specie è GLAUDIUS, del Genere XIPHIAS, fa parte della Famiglia dei XIFIDI e dell'Ordine deiPERCIFORMI, la Classe è TELEOSTEI e il Phylum quello dei CORDATI. E' un pesce lungo fino a 5 mt con il corpo privo di squame, ha pinne dorsali e anali duplici e il peduncolo caudale fortemente carenato, muso slanciato, sottile, puntuto a forma di spada, ovvero il rostro. E' parente strettissimo del pesce vela e del Marlin. Durante la riproduzione (Primavera-Estate) si avvicina alle coste. La carne è ottima; viene pescato di notte con reti tese fino alla profondità di 600 mt. e che stazionano a galla. Xiphias gladius Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Pesce spada Pesce spada Stato di conservazione Rischio minimo Classificazione scientifica Dominio Eukaryota Regno Animalia Phylum Chordata Classe Actinopterygii Ordine Perciformes Famiglia Xiphiidae Genere Xiphias Specie X. gladius Nomenclatura binomiale Xiphias gladius Linnaeus, 1758 Sinonimi Phaethonichthys tuberculatus, Tetrapterus imperator, Xiphias estara, Xiphias gladius estara, Xiphias imperator, Xiphias rondeletti, Xiphias thermaicus Nomi comuni pesce spada Il pesce spada (o semplicemente Spada) è l'unica specie della famiglia degli Xiphiidae. Indice [nascondi] 1 Distribuzione 2 Descrizione 3 Riproduzione 4 Pesca 4.1 La Spatara 5 Stato di conservazione 6 Cucina 7 Sinonimi 8 Bibliografia 9 Altri progetti Distribuzione [modifica] È presente nelle zone tropicali, subtropicali e temperate di tutti gli oceani, nonché nel Mar Mediterraneo, nel Mar Nero, nel Mare di Marmara e Mar d'Azov, dove tendono a concentrarsi quando sono presenti correnti marine o oceaniche, che attirano le loro prede. Descrizione [modifica] Il corpo è di colore scuro sul dorso, argenteo con riflessi violacei sui fianchi e tendente al bianco sul ventre. Il loro aspetto è caratterizzato dalla presenza dell'inconfondibile "spada"; il corpo è agile e muscoloso, quasi squaliforme e la forma falciforme delle pinne denota una vita fatta di velocità e potenza, è infatti un pesce predatore e migratore. La coda è estremamente forcuta e sottile, a forma di mezzaluna. L'occhio è grande e la vista buona. Scheletro di pesce spada La spada, un prolungamento della mascella lungo fino ad 1/3 del corpo, è composta di materiale osseo e presenta bordi taglienti. Viene usata come arma di offesa (per la caccia) e di difesa dall'unico predatore (uomo escluso) che comporta un serio pericolo alla vita del pesce spada: lo squalo mako. Questi pesci raggiungono grosse dimensioni, con una lunghezza massima di oltre 4,5 m e un peso che supera abbondantemente i 400 kg (il pesce spada più pesante venne pescato in Cile nel 1953, pesava 655 kg). Preda principalmente sgombri, tonni di piccole dimensioni, barracuda, pesci volanti,clupeidi e molluschi cefalopodi. I pesci spada riescono ad aumentare la temperatura del cervello e degli occhi rispetto alla temperatura esterna, questo aumento è di circa 10 gradi centigradi. Questo meccanismo fisiologico migliora la visione e la coordinazione al fine di cacciare con più efficienza Riproduzione [modifica] I pesci spada depongono da 1 a 29 milioni di uova, che vengono fecondate esternamente. Le uova fecondate hanno un diametro di 1,8 mm e le larve, che misurano 4 mm al momento della schiusa, rimangono in acque calde per alcuni mesi, dopodiché migrano verso i luoghi di origine dei genitori poiché necessitano di temperature più basse e di nutrimento in quantità. La spada è completamente formata quando l'avannotto misura solo 10 mm; le femmine si sviluppano più velocemente dei maschi, diventando presto predatori voraci. Per misurare l'età di un esemplare è necessario contare gli anelli di accrescimento nella sezione dei raggi. Nello Stretto di Messina, in primavera, durante le sue migrazioni percorre il tratto di mare tra Villa San Giovanni, Scilla, Bagnara e Palmi in Calabria, per la riproduzione. Iniziata l'estate cambia rotta costeggiando lo stretto dal lato della Sicilia.[senza fonte] Ricerche sul DNA hanno inoltre provato come i vari ceppi presenti nei mari e negli oceani tendano ad accoppiarsi prevalentemente con esemplari della stessa provenienza e che tra pesci di diverse zone accadono riproduzioni sporadiche. Pesca [modifica] Imbarcazioni specializzate nella caccia al pesce spada nella darsena di Bagnara Calabra. Ci sono fonti che testimoniano come il pesce spada venisse già pescato nello Stretto di Messina,in particolare sotto la rupe di Scilla fra il XVII ed il XV secolo a.C. Vennero alla luce, infatti resti di villaggi preistorici risalenti all'età del bronzo e, fra questi, alcuni rifiuti di pasto contenenti ossa di pesce spada. La pesca del pesce spada, si potrebbe parlare anche di caccia al pesce spada, nel vero senso del termine, vista la procedura adottata, nelle acque dello Stretto è praticata damaggio a fine agosto e risale quindi a tempi arcaici. Così come il simile marlin, il pesce spada è spesso oggetto di pesca sportiva e preda ambita dei pescatori professionistiche ne commerciano le carni pregiate, che si consumano affumicate in carpaccio, crude nel giapponese sashimi o arrostite in varie ricette. La pesca con le spadare, una sorta di reti, è vietata e causa la morte di altre specie marine in pericolo, quali le tartarughe marine ed i cetacei. La Spatara [modifica] le spatare sono tradizionali imbarcazioni utilizzate in Calabria e Sicilia per la pesca del pescespada. Sono guidate dal timoniere e avvistatore che si pone in equilibrio su di un alto pennone dove vi è anche il cassero, il traliccio metallico del pennone è alto dai 15 ai 25 m. Dalla prua della barca fuoriesce poi un altro ponte metallico, la "passerella" appunto, da dove il fiocinatore, avvertito dall'avvistatore, con il suo arpione vibra il colpo mortale alla preda. Questo metodo di pesca al Pesce Spada è anche magicamente narrato da una canzone di Domenico Modugno, "u piscispada". Modugno conosceva il siciliano poiché sposato con una messinese. Queste tradizionali imbarcazioni assumono diversi nomi qualiPasserelle, Feluche (nel messinese, in particolare nelle zone di Torre Faro e Ganzirri), o più diffusamente Spatare; il pescespada è spesso in Calabria oggetto di sagre e feste popolari durante i mesi estivi. Viene pescato anche nella zona nord di Messina, sull'altra sponda dello Stretto. Stato di conservazione [modifica] Questa sezione è ancora vuota. Aiutaci a scriverla! Cucina [modifica] Per approfondire, vedi la voce Pesce Spada alla Ghiotta. pesca tradizionale del pescespada in Calabria. Il pesce spada è un pregiato piatto tipico siciliano e calabrese, pescato e servito a Reggio Calabria e nella sua provinciasoprattutto nei borghi di Villa San Giovanni, Palmi, Scilla e Bagnara Calabra diventandone caratteristica gastronomica delle località. Si tratta di una ghiotta che utilizza il pescespada come pesce. Sinonimi [modifica] Dopo la classificazione di Linnaeus del 1758, altri naturalisti e biologi hanno suddiviso la specie creando numerosi sinonimie dando luogo ad una certa confusione. Attualmente solo il binomio Xiphias gladius è considerato valido, tuttavia i seguenti nomi scientifici si possono ancora trovare su pubblicazioni non aggiornate: Phaethonichthys tuberculatus Tetrapterus imperator Xiphias imperator Xiphias rondeletti Xiphias estara Xiphias gladius estara Xiphias thermaicus LA PESCA DEL PESCESPADA La pesca del pescespada, nelle acque dello Stretto di Messina, è un'arte antichissima. Non si hanno notizie certe sulla sua origine. Il pescespada è un pesce lungo fino a 4 metri e pesante, a volte, anche trecento chili. Ha un colore grigio-scuro sopra e argenteo sotto. Si nutre preferibilmente di seppie e di calamari. Ha una carne delicata, rosea e molto nutriente. La spada, che rappresenta il prolungamento della mascella superiore, è un'appendice lunga e appiattita di cui il pesce si serve come arma di offesa e di difesa. All'epoca della riproduzione, in primavera, dallo stretto di Gibilterra arriva nelle acque del Mediterraneo, e qui, attraverso lo Stretto di Messina o il Canale di Sicilia viene a scegliersi la compagna e spesso trova anche la morte Il pescespada femmina è leggermente più grosso del maschio e seguendo le correnti depone le uova che, divenute pesciolini, vagano nelle acque dello Stretto fino ad Ottobre, quando spariscono dalla superficie per stare nei fondali dove restano fino alla primavera successiva. Per catturarlo i pescatori ricorrono spesso all’astuzia. Un tempo si servivano di una barca snella e veloce, a quattro remi dipinta di nero, tanto da sembrare simile ad un pesce. La chiamavano luntru e la facevano costruire dai migliori artigiani di Ganzirri e Torre Faro, che sceglievano legni di gelso o di leccio. Il suo nome pare derivi da Linter, barca a fondo piatto utilizzata dai Romani per la pesca e il trasporto costiero. Al centro c'era un alberello alto 3 metri e mezzo detto Farere dove, su apposite sporgenze, si metteva un avvistatore. Sul luntro agivano di solito cinque o sei uomini, tra cui un fiocinatore. A questi toccava il compito di fiocinare il pescespada con una lunga lancia alla cui estremità c’era un uncino ricurvo che, una volta penetrato nelle sue carni, non ne usciva più se non con strazio. Ma i luntri, dinanzi alla forza del pescespada, in lotta per la propria sopravvivenza, erano sempre fragili. Oggi per la pesca del pescespada si costruiscono eleganti e veloci feluche (filue), dotate di un’alta antenna d’avvistamento e di una lunga passerella per il fiocinatore. L’antenna, che si innalza al centro della barca, è alta da 20 a 25 metri e in cima reca una coffa, dentro alla quale sta un antenniere (u ’ntinneri), che osserva il mare, pronto a dare l’allarme appena avvista il pesce. Dalla prua della feluca fuoriesce un trampolino lungo diversi metri alla cui estremità prende posto il fiocinatore (u ’fileri o fureri), pronto a lanciare l’asta uncinata (’u ferru) munita di una sottile cordicella di nailon lunga anche diverse centinaia di metri (a caloma). La parte iniziale della fiocina è chiamata Trumma; più sotto c'è una specie di buco chiamato Buttuni, un'asta detta Fustu ed un manico di nome Appittatura. C'è una parte che si apre, la Ricchia, vicino alla quale vi è il mustazzu. ll tutto è tenuto da una grande vite, 'u Pernu, mentre l'estremità che infilza il pesce è 'a Padda. Quando l’amo ricurvo penetra nelle carni dell'animale (avviene cioè ’a strumatura), il pescespada si inabissa fuggendo, mentre il fiocinatore gli dà corda, molla cioè la funicella che lega la fiocina, affinché il pesce, cercando di fuggire, esaurisca le sue forze. ll pesce ogni tanto affiora per tornare subito ad inabissassi, mentre l’acqua si tinge di rosso. Nelle sue vicinanze, se il pesce è femmina, appare spesso il maschio, che sembra voglia aiutare la sua compagna e non sa come fare, e allora si agita e si dimena. Ma su di esso accorrono subito altre feluche con altri fiocinatori. Alla fine, quando il pescespada è ormai stremato, i pescatori lo issano su una barca da carico. LA PESCA DEL PESCE SPADA, L'IMPERATORE DEI MARI La pesca del pesce spada è sicuramente la più affascinante, sia per il metodo di pesca che per le dimensioni del pesce stesso. Può superare i 200 Kg e più, anche se con la riduzione degli stock ittici è sempre più difficile pescare esemplari di tali dimensioni. Il pesce spada (Xiphias gladius) può superare i 5 metri di lunghezza, il suo corpo è privo di squame, ha pinne dorsali e anali duplici e il peduncolo caudale fortemente carenato, muso slanciato, sottile, appuntito a forma di spada, che prende il nome di rostro. Si avvicina alla costa nei periodi prossimi all’estate per la riproduzione. Diversi pescatori aspettano il suo arrivo con ansia per andare a pesca di questo magnifico animale marino che è stato fino ad oggi e speriamo continuerà ad essere, una grande risorsa dei nostri mari. La pesca al pesce spada è stata praticata con due sistemi di pesca: le spadare e i palamiti galleggianti. Le spadare, ormai bandite per la non selettivitità della pesca, sono un tipo di rete pelagica derivante, di cui esistono diverse "versioni", comunque vietate, usate dai pescatori del Mediterraneo. Si tratta di reti che vanno alla deriva in alto mare, spesso in acque internazionali, catturando e intrappolando qualsiasi tipo di animale, dalla sardina alla balena. La rete alla deriva, infatti, non è tesa e gli animali che nuotano nei pressi generano correnti che "attirano" la rete che, fatalmente, intrappola tutto quel che si sposta nelle sue vicinanze. Per questo motivo le spadare sono state chiamate "muri della morte". L’altra tecnica di pesca che invece viene tutt’oggi praticata con ottimi risultati è la pesca con il palamito, attrezzo di pesca fortemente selettivo, utilizzato soprattutto nelle regioni del sud Italia, ove la pesca allo spada è maggiormente esercitata. In Sicilia, infatti, sono presenti i maggiori stock. Il palangaro può essere paragonato ad un lunghissimo bolentino armato con molti ami. Tale attrezzo da pesca, consiste, difatti, di un lungo cavo principale ("trave" o "lenza madre"), realizzato in nylon. Alla lenza madre, delle dimensioni di 140/160 mm sono legati ad intervalli regolari di circa 25/30 metri dei braccioli costituiti anch'essi di nylon, delle dimensioni di 100 mm. La lunghezza dei braccioli può variare dai 5 ai 10 metri. Alla lenza madre verranno legati dei galleggianti per permettere al palamito di disporsi in superficie facendo affondare soltanto i braccioli, a cui verranno legati ami d’acciaio molto robusti. La migliore esca per il pesce spada è rappresentata dallo sgombro, ma anche l’alaccia presenta ottime possibilità di cattura. Il palamito viene calato la notte e salpato al mattino, ore di caccia del pesce. Vengono calati dai 1.000 ai 10.000 ami, ovviamente all’aumentare degli ami aumentano le possibilità di cattura. La pesca del pescespada è stata immortalata in una famosa canzone di Domenico Modugno: nelle acque dello stretto l'animale si lascia andare ai suoi istinti amorosi, scegliendo l'amata, cercando con lei il luogo in cui procreare e proteggendola dalle insidie. L'amore però spesso lo porta alla morte. Quando la femmina viene catturata, il maschio inizialmente cerca invano di salvarla e, in seguito, quando si rende conto che è morta, inizia a sfogare il suo dolore con movimenti disperati. Successivamente si lascia quasi andare, posizionandosi rassegnato accanto alla compagna, e aspettando il colpo mortale. Per questo motivo i cacciatori di pescespada sperano di colpire prima la femmina, consapevoli del fatto che la pesca potrà risultare doppia. Infatti se è il maschio ad essere colpito per primo, la femmina lo lascia al suo destino, cercando luoghi più sicuri. Una volta issato a bordo, i pescatori incidono sulle branchie del pescespada dei segni rituali, quindi lo ricoprono con rispetto, al riparo dal sole, mentre il colore della sua pelle, man mano che la vita l'abbandona, è cangiante: ora blu, ora argento, ora azzurro o grigio. Rituali nella pesca del Pescespada nello Stretto di Messina Le pesca del pesce spada, tranne qualche aggiustamento tecnologico (le braccia e i remi sono stati sostituiti dai motori, l'albero della feluca dal traliccio) è rimasta simile a quella di epoche più remote. Un tempo le barche per la pesca erano di due tipi. La prima, veloce e maneggevole, era per la pesca diurna e veniva chiamataluntru. Luntru - Ganzirri Luntru con il classico equipaggio Il luntro aveva un albero, detto farere, alto circa 3 metri che era posto al centro della barca e su cui saliva un avvistatore. Il resto dell'equipaggio era formato da 4 rematori, ognuno distinto dai compiti da svolgere e dalla posizione dei remi (a paleddha a prua, u stremu e nta spaddha al centro, i puppa a poppa) e un fiocinatore (lanzaturi). Nei corso dei secoli il luntru ha subito diverse modifiche, che hanno visto anche equipaggi più numerosi. Una barca accessoria e disarmata, la feluca, era messa di posta per avvistare il pescespada; in alcuni casi le feluche erano due o tre, una vicina alla costa l'altra più distante e una eventuale terza a metà strada. Feluca ammodernata - Ganzirri Gli avvistatori (banniaturi), in concorrenza con altri colleghi soprattutto nella costa calabra, potevano trovarsi anche su qualche roccia o collinetta. Comunicavano l'avvistamento alluntro, a loro associato, attraverso bandiere bianche o remi. Il pesce era del primo che lo avvistava e la barca aveva e ha ancora il diritto di sconfinare nelle aree di posta altrui, fino alla cattura o all'inabissamento della preda. Al grido di un ringraziamento a San Marco, il pescespada veniva fiocinato con un arpione a due punte (draffinera), di probabile origine araba; poi, lo si lasciava scorrere liberamente fino a stancarlo, in modo da poterlo recuperare senza difficoltà con la sagola che era legata agli arpioni. Lanzaturi - Bagnara Calabra, luglio del 1967 - www.olycom.it Il secondo tipo di barca, la palamitara, era usata per la pesca notturna. Palamitara a Scaletta Zanclea - 1959 La pesca avveniva calando delle reti lunghe anche 1000 m che venivano chiamate palamitare, da cui il nome della barca. Per una tradizione, che per certi versi permane, la pesca avveniva in aree prestabilite, normalmente 10 poste, a loro volta suddivise in aree più piccole. Questo tipo di pesca, che ancora sopravvive, è indiscriminata, in quanto spesso restano catturati gli esemplari giovanili, che per il loro aspetto goffo vengono chiamati puddicinedda (pulcinella). Le palamitare venivano anche usate per la pesca delle alalunghe, specialmente nella parte sud di Messina. La moderna feluca o passarella Oggi nello stretto e lungo la costa Calabra del Tirreno, per la pesca del pescespada si usano barche a motore che hanno un traliccio alto 20-25 m, alla cui sommità si trovano avvistatori e timonieri, e una passarella lunga fino a 45 m, alla cui estremità va il fiocinatore (fureri). Nonostante i nuovi accorgimenti tecnologici, la pesca è ancora intrisa di antichi rituali. Ad esempio nelle ultime sparute antiche palamitare, sopravvive l'uso di porre a prua un'asta con alla sommità una palla azzurra o rossa in legno, su cui erano dipinte le stelle dell'Orsa maggiore, separate da una fascia bianca, con probabile riferimento alla cultura fenicia. Un rituale ormai svanito, anche se molte parole permangono nell'espressione dialettale, era quello di accompagnare la pesca con cantilene in greco, perchè la superstizione voleva che se si fosse cantato in altra lingua il pesce sarebbe andato perduto. Meno intellettuale è il rituale della "runzata", che consisteva nel fare urinare le reti dai bambini, per augurio di una buona pesca. Un altro rituale, che è divenuto col tempo una specie di diritto territoriale, era quello di suddividere le zone di mare in aree (posta) da assegnare agli equipaggi e in cui pescare. Lo schiticchio o scialata era un pranzo o una cena abbondantissima che i padroni delle barche offrivano ai marinai nelle feste dei mesi invernali, per sopperire, specie nei tempi in cui la fame si faceva più sentire, alle necessità alimentari della famiglie, che potevano, fra l'altro, rifornirsi per un po' di tempo con il cibo non consumato. Era anche l'occasione per contrattare gli uomini dell'equipaggio per la stagione successiva. La tradizione dello schiticchio permane ancora oggi, ma al solo scopo di incontrarsi con gli amici in uno spirito di convivialità. Il più misterioso dei riti resta la "cardata da cruci", che consisteva e consiste tuttora nell'incidere con le unghie la guancia destra del pescespada, in modo da lasciare un segno di croce multiplo. Fra le varie ipotesi, sembra accreditata quella che fosse un segno di prosperità o di riconoscimento nei confronti del pesce per il suo nobile valore di combattente. Il segno non deve farlo il fiocinatore. In relazione alla cattura, la carne attorno al punto in cui si è conficcato l'arpione (botta) andava al ferraiolo (mestiere pressoché sparito), in qualità di proprietario dell'attrezzo, che veniva datoi in affitto. Il taglio del ciuffo spettava invece al fiocinatore. Ancora adesso, se si avvista una parigghia (un maschio e una femmina), la tradizione vuole che il primo pesce ad essere fiocinato sia la femmina, in modo che si possa fiocinare successivamente il maschio, in quanto questi resta nei paraggi nella ricerca della compagna. Anche la nomenclatura volgare del pescespada è legata in qualche modo alla stagionalità della pesca, tanto che i pescatori, con un po' di fantasia, riescono ancora distinguere diverse varietà. Così c'è un ipotetico pisci i jùsu, un pisci 'i San Giuvanni, un pisci niru e addirittura un pisci invisibili Se per molto tempo non si riusciva a pescare pescespada, il rituale era quella della benedizione della barca da parte di un prete o nei casi più ostinati bisognava fare ricorso a formule magiche e pozioni le più disparate. Se la pesca tardava ancora ad essere proficua una ragazzina doveva fare la pipì sulla prua (questa pratica era in auge specie in Calabria). Un rito culinario è quello del pescespada cucinato ad involtini alla messinese, che richiedono perizia e sapienza, oltre ad un taglio del pesce particolare, per ottenere piccoli e gustosi bocconcini


SPECIALE "PESCA PESCE SPADA"

Il pesce spada, il nobile dei pesci - Il suo nome scientifico è “Xiphies gladius” dal greco xiphies=spada e dal termine latino "gladius" - Si racconta che i pescatori siciliani, per catturare il pesce spada, "gli sussurravano una filastrocca grecale - Durante la dominazione araba furono affinate le tecniche di cattura - Il pesce spada velocista e di carattere molto combattente in senso assoluto; molte le affermazioni che lo confermano.

Al mercato troneggia elegante sul banco di marmo del pescivendolo:il pesce spada, il nobile dei pesci.Quarti di esso, tagliati a trance, giacciono tra le teste esposte come trofei, incoronate da un’arma ormai inutile.

Nello stretto lo chiamano il pesce cavaliere, per il rango nobiliare che gli conferisce la luminosa spada e, ancora di più, per il coraggio e la fierezza nella lotta e la fedeltà alla sposa, prima di cadere, nobile combattente, vinto dal ferro dell’uomo.

Il nostro pesce spada appartiene alla famiglia degli “Xifidi”. Il suo nome scientifico è “Xiphies gladius”, dal greco xiphies=spada e dal termine latino “gladius”, aggiunto da Linneo per indicare la specie. E’ pescato nei nostri mari caldi in cui è parecchio diffuso. Velocista e di carattere molto combattente in senso assoluto; molte le affermazioni che lo confermano. Nel periodo della riproduzione, in primavera-estate, si avvicina alle coste. Può raggiungere la lunghezza di quattro-cinque metri e superare i 300 Kg. di peso.

Ha una proprietà morfologica peculiare rappresentata dall’eccessivo sviluppo della mascella superiore, che si prolunga in una spada “rostro”, tagliente ed acuminata, ilcorpo affusolato e cilindrico e di colore grigio blu scuro sul dorso, mentre la parte ventrale è biancastra.

Spesso, nelle reti, si catturano i piccoli, che in dialetto si chiamano “puddicineddi”, equivalente di pulcinella, per il semplice ma grottesco fatto di assomigliare in tutto e per tutto al pesce adulto.

Diversamente dal tonno, il pesce spada non ha avuto la stessa diffusione commerciale: niente scatole né barattoli; solo in tempi recenti i mercati si sono arricchiti di alcuni prodotti privilegiati, come i tranci di pesce spada affumicati o congelati o le uova preparate in “bottarga” (dall’arabo batarikh) che si presentano, pressate e salate, in “sasizzuni” o “carrubbeddi”, data la somiglianza con le salsicce o con le carrube.

La pesca del pesce spada era una volta privilegio esclusivo della città dello stretto e fu lungamente praticata da popoli come fenici, romani e greci.Utilizzando antichi metodi, riti e tradizioni, al pari della mattanza, i pescatori cantano le loro cantilene in greco; cantano per superstizione, credendo che il pesce potrebbe sfuggire alla cattura qualora i versi fossero cantati in altra lingua.

Si racconta che i pescatori siciliani, per catturare il pesce spada, “gli sussurravano una filastrocca grecale, e in questo modo il pesce rimaneva fermo ed incantato, divenendo facile preda da catturare”.

Durante la dominazione araba furono affinate le tecniche di cattura, adottate per molto tempo, sino ai giorni nostri: si svolgeva con un rituale assai complicato, basato sulla prontezza dei pescatori che utilizzavano un metodo semplice e arcaico: l’arpione, una piccola fiocina a due punte, detta “draffinera“, legata ad una lunghissima sagola, lanciata da una passerella montata a prua di un’agile barchetta da inseguimento denominata “luntri“, dalla forma esile e veloce, dava al pesce infilzato la possibilità di nuotare fino a quando, stremato, si lasciava tirare a bordo.




Il palamito al pesce spada è sicuramente la tecnica che più affascina i pescatori sportivi che sporadicamente praticano questa pesca. 

Il periodo migliore è rappresentato dal mese di Luglio, o meglio dalla prima Luna a ponente tra la fine di luglio ed i primi giorni di agosto. A seconda delle zona di pesca, inoltre, c'è parecchia differenza sui materiali usati e su come viene armato. 

Ma il pesce che si intende insidiare che caratteristiche ha? Innanzitutto bisogna dire che non è un pesce gregario e quindi, generalmente, nuota sempre in solitario. Poi nei nostri mari è presente in buona quantità soprattutto nelle zone del sud, ove il mare è comunque più profondo. In Sicilia, infatti, sono presenti i maggiori stock di pesce. Ottime catture anche in Calabria. Questo pesce ama nuotare in superficie, e soprattutto all'imbrunire ed all'alba le ore migliori per la caccia. Raramente capita di catturare un pesce a mezz'acqua o a fondo.

 un fantastico pesce spada

Come si prepara il palamito o "conzo" 

E' un palamito che per avere buoni risultati deve abbracciare molto mare e quindi il consiglio è quello di armarlo molto "chiaro" ovvero con i braccioli abbastanza distanti uno dall'altro. La distanza che consiglio sono 15 braccia, ovvero circa 27 metri tra un bracciolo ed un altro. Il nylon sarà del 140 o 160 ma rigorosamente nylon. Ho letto che taluni consigliano anche la trecciolina, ma vi assicuro che il potere catturante diminuisce almeno del 50%. I braccioli saranno composti da nylon del 100 di diametro e lunghi circa 5 braccia (9 metri). Per chi è neofita consiglio di non andare oltre le 3 braccia (5 metri circa). Il problema del bracciolo è che se per caso allama un pesce che supera i 30/40 chili o anche un tonno, il bracciolo lungo ci dà maggiori chances di non perdere il pesce.

 uno spada in caccia

Una attenzione particolare al Filo. Esistono molte aziende che producono nylon per palamiti, ma consiglio di non badare al risparmio delle 2 o 3 mila lire a matassa a sfavore di un filo che magari ha molta memoria ed è rigido come "una molla". 

Altro fattore importante è l'amo. I siciliani usano ami ad anello del 7/0 o 8/0, che sono sicuramente molto più affidabili di quelli a paletta di pari numero. Qui naturalmente gioca il fattore economico. Un palamito con ami ad anello incide almeno il 40% in più di quelli a paletta.  

 La cesta del palamito

Come si diceva prima il palamito ai pesce spada pesca quasi a galla, ovvero in fase di calata provvederemo a collegare al trave, ogni 7/9 ami, una sagola composta da 2 metri di cordino e 50 cm. di nylon. All'apice del cordino inseriremo un piccolo galleggiante, ad esempio una bottiglia. Questa servirà a mantenere il palamito a galla e a segnalarci anche la presenza del pesce. Quando, infatti, il palamito cattura un pesce, il segnale (in questo caso la bottiglia), tende a disporsi verso il basso con il pesce che vistosamente strattona verso il fondo. Il cordino andrà collegato con un nodo sicuro, ad esempio uno scorsoio, al collo della bottiglia.

 la vasca, maggiormente usata dai "dilettanti"

Sul trave, invece, andrà fissato con un nodo semplice, del tipo a fiocchetto, in modo da poterlo facilmente sciogliere. Si usa il cordino in quanto la tenuta a questo nodo semplice è forte, al contrario del nylon che tenderebbe a sciogliersi.

Ogni 100 ami è consigliabile inserire un segnale non molto voluminoso ma con collegata una bandiera con una boetta luminosa intermittente. Questo accessorio ci faciliterà il compito di seguire nella notte il cammino dello "spataro". Questo palamito, infatti, pesca in deriva e si sposta quindi con la corrente. Naturalmente la maggiore visibilità del palamito sarà anche un fattore negativo in quanto metterà in condizione qualche ladruncolo di identificare un palamito e quindi di passarlo, togliendoci la soddisfazione di qualche bella cattura.

Tornando alla misura dei braccioli bisogna naturalmente valutare quali prede sono presenti nel tratto di mare che pratichiamo. Molto al largo dovremo variare la distanza tra i braccioli, anche a 25 passi (ovvero circa 40 metri) e quella dei braccioli (circa 6 braccia (ovvero circa 10 metri) mentre la misura del bracciolo arriverà anche al 120 o 140 a seconda se nella zona sono presenti Tonni giganti e pesci spada oltre i 70 chili. Per la pesca, invece, allo spadino, il bracciolo potrà essere anche dello 0,90 e di circa 3 metri. Naturalmente ricordiamo bene che la misura minima catturabile è di cm.140 ovvero circa 23/25 chilogrammi.

 alcuni spada catturati dall'autore

Come dicevo prima il palamito dovrebbe pescare in deriva ma a volte pesca anche ancorato. Si sistemerà, infatti, solo da un lato del palamito una cima con un ancorotto e da lì si inizia a filare il palamito, calando al traverso della corrente. La corrente stessa provvederà a far ruotare il palamito facendogli percorrere un tratto di mare intorno alla bandiera.

Condizioni essenziali sono l'acqua limpida e pulita. In alcune occasioni, infatti, soprattutto in estate in presenza di acqua molto calda e con una forte presenza di meduse, le pescate sono state praticamente nulle. Il pesce spada odia le meduse e il bruciore che possono causare ai loro occhi. I momenti migliori sono quindi con la luna crescente (meglio se a ponente) o con la luna piena.

L'esca regina è lo sgombro, di misura contenuta, diciamo circa 15 cm. Anche l' alaccia è ottima, soprattutto se grande e fresca. La sardina di meno in quanto è oggetto di attenzione dalle mangianze. 

Beh, ora non ci resta che organizzare tutto il materiale ed iniziare a costruire il nostro primo palamito con la speranza che ci possa regalare qualche splendida cattura.

Massimo Rotondaro

Un cenno sul pesce spada: La sua Specie è GLAUDIUS, del Genere XIPHIAS, fa parte della Famiglia dei XIFIDI e dell'Ordine deiPERCIFORMI, la Classe è  TELEOSTEI e il Phylum quello dei CORDATI.

E' un pesce  lungo  fino a 5 mt con il corpo  privo di squame, ha pinne dorsali  e anali duplici  e il peduncolo  caudale fortemente  carenato, muso slanciato, sottile, puntuto a forma di spada, ovvero il rostro. E' parente strettissimo del pesce vela e del Marlin. 

Durante la riproduzione  (Primavera-Estate) si avvicina alle coste. La carne è ottima; viene pescato di notte con reti  tese fino alla profondità  di 600 mt. e che stazionano a galla.



Xiphias gladius

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Pesce spada


Pesce spada

Stato di conservazione


Rischio minimo

Classificazione scientifica

Dominio Eukaryota

Regno Animalia

Phylum Chordata

Classe Actinopterygii

Ordine Perciformes

Famiglia Xiphiidae

Genere Xiphias

Specie X. gladius

Nomenclatura binomiale

Xiphias gladius

Linnaeus, 1758

Sinonimi

Phaethonichthys tuberculatus, Tetrapterus imperator, Xiphias estara, Xiphias gladius estara, Xiphias imperator, Xiphias rondeletti, Xiphias thermaicus


Nomi comuni

pesce spada


Il pesce spada (o semplicemente Spada) è l'unica specie della famiglia degli Xiphiidae.

Indice  [nascondi] 

1 Distribuzione

2 Descrizione

3 Riproduzione

4 Pesca

4.1 La Spatara

5 Stato di conservazione

6 Cucina

7 Sinonimi

8 Bibliografia

9 Altri progetti

Distribuzione [modifica]


È presente nelle zone tropicali, subtropicali e temperate di tutti gli oceani, nonché nel Mar Mediterraneo, nel Mar Nero, nel Mare di Marmara e Mar d'Azov, dove tendono a concentrarsi quando sono presenti correnti marine o oceaniche, che attirano le loro prede.

Descrizione [modifica]


Il corpo è di colore scuro sul dorso, argenteo con riflessi violacei sui fianchi e tendente al bianco sul ventre. Il loro aspetto è caratterizzato dalla presenza dell'inconfondibile "spada"; il corpo è agile e muscoloso, quasi squaliforme e la forma falciforme delle pinne denota una vita fatta di velocità e potenza, è infatti un pesce predatore e migratore.

La coda è estremamente forcuta e sottile, a forma di mezzaluna. L'occhio è grande e la vista buona.



Scheletro di pesce spada

La spada, un prolungamento della mascella lungo fino ad 1/3 del corpo, è composta di materiale osseo e presenta bordi taglienti. Viene usata come arma di offesa (per la caccia) e di difesa dall'unico predatore (uomo escluso) che comporta un serio pericolo alla vita del pesce spada: lo squalo mako.

Questi pesci raggiungono grosse dimensioni, con una lunghezza massima di oltre 4,5 m e un peso che supera abbondantemente i 400 kg (il pesce spada più pesante venne pescato in Cile nel 1953, pesava 655 kg).

Preda principalmente sgombri, tonni di piccole dimensioni, barracuda, pesci volanti,clupeidi e molluschi cefalopodi.

I pesci spada riescono ad aumentare la temperatura del cervello e degli occhi rispetto alla temperatura esterna, questo aumento è di circa 10 gradi centigradi. Questo meccanismo fisiologico migliora la visione e la coordinazione al fine di cacciare con più efficienza

Riproduzione [modifica]


I pesci spada depongono da 1 a 29 milioni di uova, che vengono fecondate esternamente. Le uova fecondate hanno un diametro di 1,8 mm e le larve, che misurano 4 mm al momento della schiusa, rimangono in acque calde per alcuni mesi, dopodiché migrano verso i luoghi di origine dei genitori poiché necessitano di temperature più basse e di nutrimento in quantità.

La spada è completamente formata quando l'avannotto misura solo 10 mm; le femmine si sviluppano più velocemente dei maschi, diventando presto predatori voraci. Per misurare l'età di un esemplare è necessario contare gli anelli di accrescimento nella sezione dei raggi.

Nello Stretto di Messina, in primavera, durante le sue migrazioni percorre il tratto di mare tra Villa San Giovanni, Scilla, Bagnara e Palmi in Calabria, per la riproduzione. Iniziata l'estate cambia rotta costeggiando lo stretto dal lato della Sicilia.[senza fonte] Ricerche sul DNA hanno inoltre provato come i vari ceppi presenti nei mari e negli oceani tendano ad accoppiarsi prevalentemente con esemplari della stessa provenienza e che tra pesci di diverse zone accadono riproduzioni sporadiche.

Pesca [modifica]




Imbarcazioni specializzate nella caccia al pesce spada nella darsena di Bagnara Calabra.

Ci sono fonti che testimoniano come il pesce spada venisse già pescato nello Stretto di Messina,in particolare sotto la rupe di Scilla fra il XVII ed il XV secolo a.C. Vennero alla luce, infatti resti di villaggi preistorici risalenti all'età del bronzo e, fra questi, alcuni rifiuti di pasto contenenti ossa di pesce spada. La pesca del pesce spada, si potrebbe parlare anche di caccia al pesce spada, nel vero senso del termine, vista la procedura adottata, nelle acque dello Stretto è praticata damaggio a fine agosto e risale quindi a tempi arcaici.

Così come il simile marlin, il pesce spada è spesso oggetto di pesca sportiva e preda ambita dei pescatori professionistiche ne commerciano le carni pregiate, che si consumano affumicate in carpaccio, crude nel giapponese sashimi o arrostite in varie ricette.

La pesca con le spadare, una sorta di reti, è vietata e causa la morte di altre specie marine in pericolo, quali le tartarughe marine ed i cetacei.

La Spatara [modifica]

le spatare sono tradizionali imbarcazioni utilizzate in Calabria e Sicilia per la pesca del pescespada. Sono guidate dal timoniere e avvistatore che si pone in equilibrio su di un alto pennone dove vi è anche il cassero, il traliccio metallico del pennone è alto dai 15 ai 25 m. Dalla prua della barca fuoriesce poi un altro ponte metallico, la "passerella" appunto, da dove il fiocinatore, avvertito dall'avvistatore, con il suo arpione vibra il colpo mortale alla preda. Questo metodo di pesca al Pesce Spada è anche magicamente narrato da una canzone di Domenico Modugno, "u piscispada". Modugno conosceva il siciliano poiché sposato con una messinese. Queste tradizionali imbarcazioni assumono diversi nomi qualiPasserelle, Feluche (nel messinese, in particolare nelle zone di Torre Faro e Ganzirri), o più diffusamente Spatare; il pescespada è spesso in Calabria oggetto di sagre e feste popolari durante i mesi estivi. Viene pescato anche nella zona nord di Messina, sull'altra sponda dello Stretto.

Stato di conservazione [modifica]



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Cucina [modifica]


Per approfondire, vedi la voce Pesce Spada alla Ghiotta.



pesca tradizionale del pescespada in Calabria.

Il pesce spada è un pregiato piatto tipico siciliano e calabrese, pescato e servito a Reggio Calabria e nella sua provinciasoprattutto nei borghi di Villa San Giovanni, Palmi, Scilla e Bagnara Calabra diventandone caratteristica gastronomica delle località. Si tratta di una ghiotta che utilizza il pescespada come pesce.

Sinonimi [modifica]


Dopo la classificazione di Linnaeus del 1758, altri naturalisti e biologi hanno suddiviso la specie creando numerosi sinonimie dando luogo ad una certa confusione. Attualmente solo il binomio Xiphias gladius è considerato valido, tuttavia i seguenti nomi scientifici si possono ancora trovare su pubblicazioni non aggiornate:

Phaethonichthys tuberculatus

Tetrapterus imperator

Xiphias imperator

Xiphias rondeletti

Xiphias estara

Xiphias gladius estara

Xiphias thermaicus



LA PESCA DEL PESCESPADA

 

La pesca del pescespada, nelle acque dello Stretto di Messina, è un'arte antichissima. Non si hanno notizie certe sulla sua origine.

Il pescespada è un pesce lungo fino a 4 metri e pesante, a volte, anche trecento chili. Ha un colore grigio-scuro sopra e argenteo sotto.

 Si nutre preferibilmente di seppie e di calamari.  Ha una carne delicata, rosea e molto nutriente. La spada, che rappresenta il prolungamento della mascella superiore, è un'appendice lunga e appiattita di cui il pesce si serve come arma di offesa e di difesa.



All'epoca della riproduzione, in primavera, dallo stretto di Gibilterra arriva nelle acque del Mediterraneo, e qui, attraverso lo Stretto di Messina o il Canale di Sicilia viene a scegliersi la compagna e spesso trova anche la morte


Il pescespada femmina è leggermente più grosso del maschio e seguendo le correnti depone le uova che, divenute pesciolini, vagano nelle acque dello Stretto fino ad Ottobre, quando spariscono dalla superficie  per stare nei fondali dove restano fino alla primavera successiva. Per catturarlo i pescatori ricorrono spesso all’astuzia.

Un tempo si servivano di una barca snella e veloce, a quattro remi dipinta di nero, tanto da sembrare simile ad un pesce. La chiamavano luntru e la facevano costruire dai migliori artigiani di Ganzirri e Torre Faro, che sceglievano legni di gelso o di leccio.

Il suo nome pare derivi da Linter, barca a fondo piatto utilizzata dai Romani per la pesca e il trasporto costiero.


Al centro c'era un alberello alto 3 metri e mezzo detto Farere dove, su apposite sporgenze, si metteva un avvistatore. Sul luntro agivano di solito cinque o sei uomini, tra cui  un fiocinatore. A questi toccava il compito di fiocinare il pescespada con una lunga lancia alla cui estremità c’era un uncino ricurvo che, una volta penetrato nelle sue carni, non ne usciva più se non con strazio.

Ma i luntri, dinanzi alla forza del pescespada, in lotta per la propria sopravvivenza, erano sempre fragili.

Oggi per la pesca del pescespada si costruiscono eleganti e veloci feluche (filue), dotate di un’alta antenna d’avvistamento e di una lunga passerella per il fiocinatore. L’antenna, che si innalza al centro della barca, è alta da 20 a 25 metri e in cima reca una coffa, dentro alla quale sta un antenniere (u ’ntinneri), che osserva il mare, pronto a dare l’allarme appena avvista il pesce.

Dalla prua della feluca fuoriesce un trampolino lungo diversi metri alla cui estremità prende posto il fiocinatore (u ’fileri o fureri), pronto a lanciare l’asta uncinata (’u ferru) munita di una sottile cordicella di nailon lunga anche diverse centinaia di metri (a caloma). La parte iniziale della fiocina è chiamata Trumma; più sotto c'è una specie di buco chiamato Buttuni, un'asta detta Fustu ed un manico di nome Appittatura. C'è una parte che si apre, la Ricchia, vicino alla quale vi è il mustazzu. ll tutto è tenuto da una grande vite, 'u Pernu, mentre l'estremità che infilza il pesce è 'a Padda.


Quando l’amo ricurvo penetra nelle  carni  dell'animale (avviene cioè ’a strumatura), il pescespada si inabissa fuggendo, mentre il fiocinatore gli dà corda, molla cioè la funicella che lega la fiocina, affinché il pesce, cercando di fuggire, esaurisca le sue forze.


 ll pesce ogni tanto affiora per tornare subito ad inabissassi, mentre l’acqua si tinge di rosso. Nelle sue vicinanze, se il pesce è femmina, appare spesso il maschio, che sembra voglia aiutare la sua compagna e non sa come fare, e allora si agita e si dimena. Ma su di esso accorrono  subito altre feluche con altri fiocinatori. Alla fine, quando il pescespada è ormai  stremato, i pescatori lo issano su una barca da carico.

LA PESCA DEL PESCE SPADA, L'IMPERATORE DEI MARI



La pesca del pesce spada è sicuramente la più affascinante, sia per il metodo di pesca che per le dimensioni del pesce stesso. Può superare i 200 Kg e più, anche se con la riduzione degli stock ittici è sempre più difficile pescare esemplari di tali dimensioni. Il pesce spada (Xiphias gladius) può superare i 5 metri di lunghezza, il suo corpo è privo di squame, ha pinne dorsali e anali duplici e il peduncolo caudale fortemente carenato, muso slanciato, sottile, appuntito a forma di spada, che prende il nome di rostro. Si avvicina alla costa nei periodi prossimi all’estate per la riproduzione. Diversi pescatori aspettano il suo arrivo con ansia per andare a pesca di questo magnifico animale marino che è stato fino ad oggi e speriamo continuerà ad essere, una grande risorsa dei nostri mari.

La pesca al pesce spada è stata praticata con due sistemi di pesca: le spadare e i palamiti galleggianti. Le spadare, ormai bandite per la non selettivitità della pesca, sono un tipo di rete pelagica derivante, di cui esistono diverse "versioni", comunque vietate, usate dai pescatori del Mediterraneo. Si tratta di reti che vanno alla deriva in alto mare, spesso in acque internazionali, catturando e intrappolando qualsiasi tipo di animale, dalla sardina alla balena.

La rete alla deriva, infatti, non è tesa e gli animali che nuotano nei pressi generano correnti che "attirano" la rete che, fatalmente, intrappola tutto quel che si sposta nelle sue vicinanze. Per questo motivo le spadare sono state chiamate "muri della morte". L’altra tecnica di pesca che invece viene tutt’oggi praticata con ottimi risultati è la pesca con il palamito, attrezzo di pesca fortemente selettivo, utilizzato soprattutto nelle regioni del sud Italia, ove la pesca allo spada è maggiormente esercitata. In Sicilia, infatti, sono presenti i maggiori stock. Il palangaro può essere paragonato ad un lunghissimo bolentino armato con molti ami. Tale attrezzo da pesca, consiste, difatti, di un lungo cavo principale ("trave" o "lenza madre"), realizzato in nylon. Alla lenza madre, delle dimensioni di 140/160 mm sono legati ad intervalli regolari di circa 25/30 metri dei braccioli costituiti anch'essi di nylon, delle dimensioni di 100 mm. La lunghezza dei braccioli può variare dai 5 ai 10 metri. Alla lenza madre verranno legati dei galleggianti per permettere al palamito di disporsi in superficie facendo affondare soltanto i braccioli, a cui verranno legati ami d’acciaio molto robusti. La migliore esca per il pesce spada è rappresentata dallo sgombro, ma anche l’alaccia presenta ottime possibilità di cattura. Il palamito viene calato la notte e salpato al mattino, ore di caccia del pesce. Vengono calati dai 1.000 ai 10.000 ami, ovviamente all’aumentare degli ami aumentano le possibilità di cattura.











La pesca del pescespada è stata immortalata in una famosa canzone di Domenico Modugno: nelle acque dello stretto l'animale si lascia andare ai suoi istinti amorosi, scegliendo l'amata, cercando con lei il luogo in cui procreare e proteggendola dalle insidie. L'amore però spesso lo porta alla morte. Quando la femmina viene catturata, il maschio inizialmente cerca invano di salvarla e, in seguito, quando si rende conto che è morta, inizia a sfogare il suo dolore con movimenti disperati. Successivamente si lascia quasi andare, posizionandosi rassegnato accanto alla compagna, e aspettando il colpo mortale. Per questo motivo i cacciatori di pescespada sperano di colpire prima la femmina, consapevoli del fatto che la pesca potrà risultare doppia. Infatti se è il maschio ad essere colpito per primo, la femmina lo lascia al suo destino, cercando luoghi più sicuri. Una volta issato a bordo, i pescatori incidono sulle branchie del pescespada dei segni rituali, quindi lo ricoprono con rispetto, al riparo dal sole, mentre il colore della sua pelle, man mano che la vita l'abbandona, è cangiante: ora blu, ora argento, ora azzurro o grigio.





Rituali nella pesca del Pescespada 

nello Stretto di Messina

Le pesca del pesce spada, tranne qualche aggiustamento tecnologico (le braccia e  i remi sono stati sostituiti dai motori, l'albero della feluca dal traliccio) è rimasta simile a quella di epoche più remote.

Un tempo le barche per la pesca erano di due tipi.

La prima, veloce e maneggevole, era per la pesca diurna e veniva chiamataluntru.


Luntru - Ganzirri


Luntru con il classico equipaggio

Il luntro aveva un albero, detto farere, alto circa 3 metri che era posto al centro della barca e su cui saliva un avvistatore. Il resto dell'equipaggio era formato da 4 rematori, ognuno distinto dai compiti da svolgere e dalla posizione dei remi (a paleddha a prua, u stremu e nta spaddha al centro, i puppa a poppa) e un fiocinatore (lanzaturi). Nei corso dei secoli il luntru ha subito diverse modifiche, che hanno visto anche equipaggi più numerosi. 

Una barca accessoria e disarmata, la feluca, era messa di posta per avvistare il pescespada; in alcuni casi le feluche erano due o tre, una vicina alla costa l'altra più distante e una eventuale terza a metà strada.


Feluca ammodernata - Ganzirri

Gli avvistatori (banniaturi), in concorrenza con altri colleghi soprattutto nella costa calabra, potevano trovarsi anche su qualche roccia o collinetta.

Comunicavano l'avvistamento alluntro,  a loro associato, attraverso bandiere bianche o remi. 

Il pesce era del primo che lo avvistava e la barca aveva e ha ancora il diritto di sconfinare nelle aree di posta altrui, fino alla cattura o all'inabissamento della preda. 

Al grido di un ringraziamento a San Marco, il pescespada veniva fiocinato con un arpione a due punte (draffinera), di probabile origine araba; poi, lo si lasciava scorrere liberamente fino a stancarlo, in modo da poterlo recuperare senza difficoltà con la sagola che era legata agli arpioni.


Lanzaturi - Bagnara Calabra, luglio del 1967 -  www.olycom.it 

Il secondo tipo di barca, la palamitara, era usata per la pesca notturna.


Palamitara a Scaletta Zanclea - 1959

La pesca avveniva calando delle reti lunghe anche 1000 m che venivano chiamate palamitare, da cui il nome della barca. Per una tradizione, che per certi versi permane, la pesca avveniva in aree prestabilite, normalmente 10 poste, a loro volta suddivise in aree più piccole. 

Questo tipo di pesca, che ancora sopravvive, è indiscriminata, in quanto spesso restano catturati gli esemplari giovanili, che per il loro aspetto goffo vengono chiamati puddicinedda (pulcinella). 

Le palamitare venivano anche usate per la pesca delle alalunghe, specialmente nella parte sud di Messina.


La moderna feluca o passarella

Oggi nello stretto e lungo la costa Calabra del Tirreno, per la pesca del pescespada si usano barche a motore che hanno un traliccio alto 20-25 m, alla cui sommità si trovano avvistatori e timonieri,  e una passarella lunga fino a 45 m, alla cui estremità va il fiocinatore (fureri).

Nonostante i nuovi accorgimenti tecnologici, la pesca è ancora intrisa di antichi rituali.

Ad esempio nelle ultime sparute antiche palamitare, sopravvive l'uso di porre a prua un'asta con alla sommità una palla azzurra o rossa in legno, su cui erano dipinte le stelle dell'Orsa maggiore, separate da una fascia bianca, con probabile riferimento alla cultura fenicia.

Un rituale ormai svanito, anche se molte parole permangono nell'espressione dialettale, era quello di accompagnare la pesca con cantilene in greco, perchè la superstizione voleva che se si fosse cantato in altra lingua il pesce sarebbe andato perduto.

Meno intellettuale è il rituale della "runzata", che consisteva nel fare urinare le reti dai bambini, per augurio di una buona pesca.

Un altro rituale, che è divenuto col tempo una specie di diritto territoriale, era quello di suddividere le zone di mare in aree (posta) da assegnare agli equipaggi e in cui pescare.

Lo schiticchio o scialata  era un pranzo o una cena abbondantissima che i padroni delle barche offrivano ai marinai nelle feste dei mesi invernali,  per sopperire, specie nei tempi in cui la fame si faceva più sentire, alle necessità alimentari della famiglie, che potevano, fra l'altro, rifornirsi per un po' di tempo con il cibo non consumato. Era anche l'occasione per contrattare gli uomini dell'equipaggio per la stagione successiva.

La tradizione dello schiticchio permane ancora oggi, ma al solo scopo di incontrarsi con gli amici in uno spirito di convivialità.


Il più misterioso dei riti resta la "cardata da cruci", che consisteva e consiste tuttora nell'incidere con le unghie la guancia destra del pescespada, in modo da lasciare un segno di croce multiplo.  Fra le varie ipotesi, sembra accreditata quella che fosse un segno di prosperità o di riconoscimento nei confronti del pesce per il suo nobile valore di combattente. Il segno non deve farlo il fiocinatore.

In relazione alla cattura, la carne attorno al punto in cui si è conficcato l'arpione (botta) andava al ferraiolo (mestiere pressoché sparito), in qualità di proprietario dell'attrezzo, che veniva datoi in affitto.  Il taglio del ciuffo spettava invece al fiocinatore.

Ancora adesso, se si avvista una parigghia (un maschio e una femmina), la tradizione vuole che il primo pesce ad essere fiocinato sia la femmina, in modo che si possa fiocinare successivamente il maschio, in quanto questi resta nei paraggi nella ricerca della compagna.

Anche la nomenclatura volgare del pescespada è legata in qualche modo alla stagionalità della pesca, tanto che i pescatori, con un po' di fantasia, riescono ancora distinguere diverse varietà. Così c'è un ipotetico pisci i jùsu, un pisci 'i San Giuvanni, un pisci niru e addirittura un pisci invisibili

Se per molto tempo non si riusciva a pescare pescespada, il rituale era quella della benedizione della barca da parte di un prete o nei casi più ostinati bisognava fare ricorso a formule magiche e pozioni le più disparate. Se la pesca tardava ancora ad essere proficua una ragazzina doveva fare la pipì sulla prua (questa pratica era in auge specie in Calabria).

Un rito culinario è quello del pescespada cucinato ad involtini alla messinese, che richiedono perizia e sapienza, oltre ad un taglio del pesce particolare, per ottenere piccoli e gustosi bocconcini.

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